Piccioli e ceffoni
Letta torna dall’Europa con il salvadanaio mezzo pieno, basterà?
Enrico Letta torna soddisfatto dall’Eurovertice di Bruxelles, ha ottenuto 1,5 miliardi di euro di fondi europei per le aziende che assumeranno giovani dipendenti e ha così evitato che sulle materie economiche riesplodesse il tramestio latente che agita ampi settori del Pdl con riverberi minacciosi sulla tenuta della grande coalizione all’italiana. Nella notte tra giovedì e venerdì il presidente del Consiglio aveva sfiorato il rischio di un disastro, di un fallimento su tutta la linea per l’ostruzionismo della delegazione britannica, guidata dal primo ministro David Cameron, che si opponeva alla ratifica del bilancio europeo.
24 AGO 20

Enrico Letta torna soddisfatto dall’Eurovertice di Bruxelles, ha ottenuto 1,5 miliardi di euro di fondi europei per le aziende che assumeranno giovani dipendenti e ha così evitato che sulle materie economiche riesplodesse il tramestio latente che agita ampi settori del Pdl con riverberi minacciosi sulla tenuta della grande coalizione all’italiana. Nella notte tra giovedì e venerdì il presidente del Consiglio aveva sfiorato il rischio di un disastro, di un fallimento su tutta la linea per l’ostruzionismo della delegazione britannica, guidata dal primo ministro David Cameron, che si opponeva alla ratifica del bilancio europeo. Per Letta avrebbe significato tornare a Roma con un nulla di fatto dopo gli annunci e il carico di aspettative che il premier aveva riversato per mesi sul vertice di Bruxelles. Ma la lunga notte delle trattative europee ha sbloccato un’impasse gravida di incognite che aveva fatto temere allo staff del presidente del Consiglio un clamoroso effetto destabilizzante sugli equilibri di governo, nei rapporti con il centrodestra. “I ministri economici di Letta non sanno quello che fanno”, aveva detto giovedì il capogruppo del Pdl Renato Brunetta, critico nei confronti di Fabrizio Saccomanni, Enrico Giovannini e Flavio Zanonato; parole indirettamente rivolte anche al premier intanto impegnato nel complicato vertice europeo. D’altra parte, se Silvio Berlusconi insiste nell’indossare i panni dello statista (ma annuncia: “Ritorno a Forza Italia) fedele alle larghe intese, nel suo partito da alcuni giorni si scontrano due linee apparentemente inconciliabili, il ramo ministeriale del Pdl contro i cosiddetti falchi, guidati da Denis Verdini (“al meccanismo delle larghe intese io non ci credo”, ha scritto ieri il Corriere della Sera citando un report che il coordinatore berlusconiano aveva indirizzato al Cavaliere). “Rispetto le idee di molti colleghi del mio partito, ma stanno tenendo delle posizioni che non sono quelle di Berlusconi”, dice il ministro della Salute Beatrice Lorenzin. Letta tiene botta, ma l’economia resta il punto debole su cui l’ala dura del Pdl intende colpire.